SE IL CUORE DELLO YOGA E’ LA COSCIENZA, PERCHE’ PARTIAMO DAL CORPO?
A chi osserva lo yoga dall'esterno potrebbe sembrare una contraddizione. Se il fine della pratica è la mente, perché dedichiamo così tanto tempo al corpo? Perché pratichiamo āsana? Perché osserviamo il respiro? Perché partiamo dalla dimensione più concreta della nostra esperienza?
Forse perché il corpo è uno dei luoghi in cui la mente si manifesta con maggiore chiarezza.
Quando entriamo in una postura non incontriamo soltanto muscoli, articolazioni o tensioni. Incontriamo anche le nostre abitudini. L'impazienza. Il desiderio di ottenere un risultato. La paura del limite. Il bisogno di controllo. La tendenza al confronto.
Lo yoga è spesso considerato una pratica del corpo. Eppure il suo scopo più profondo riguarda la coscienza. I testi ci ricordano che la sofferenza nasce dal continuo movimento della mente e che la libertà diventa possibile quando queste fluttuazioni perdono parte della loro forza e della loro capacità di assorbirci completamente.
Per questo il corpo non rappresenta il fine della pratica. Rappresenta uno strumento. Un luogo attraverso cui possiamo imparare ad osservare ciò che accade dentro di noi.
Non è un caso che la tradizione attribuisca tanta importanza all'āsana. Patañjali definisce āsana sthira sukham āsanam: stabile e confortevole. Quando la postura trova una relativa stabilità e il corpo non richiede continuamente la nostra attenzione, possiamo dedicarci ad altro. Possiamo ascoltare le sensazioni. Possiamo osservare il movimento del respiro. Possiamo avvicinarci al processo mentale che vive in noi.
Āsana diventa così uno spazio di osservazione. Non stiamo più cercando una forma. Stiamo imparando a vedere.
Ogni praticante ha la propria postura. Non perché esista una forma perfetta da raggiungere. Ma perché una postura è realmente compiuta quando diventa uno spazio di presenza. Uno spazio nel quale ciò che normalmente rimane nascosto può finalmente mostrarsi.
Forse è per questo che lo yoga utilizza il corpo. Non perché il corpo sia il fine. Ma perché attraverso il corpo possiamo imparare a conoscere la mente nelle sue manifestazioni più evidenti e nelle sue stratificazioni più profonde, fino ad avvicinarci a quella dimensione più sottile dell'essere che il continuo movimento della mente tende normalmente a nascondere.
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