Mahāmudrā · La riunificazione

Tra le mudrā descritte nello Haṭha Yoga Pradīpikā, Mahāmudrā occupa un posto particolare. Svātmārāma la presenta come una delle pratiche più importanti dell'intero sistema dello Haṭha Yoga e le attribuisce numerosi benefici. Tecnicamente viene eseguita portando una gamba distesa davanti al corpo, l'altra piegata con il tallone in prossimità del perineo, mentre le mani afferrano il piede della gamba distesa e il tronco si inclina in avanti. La posizione è accompagnata da specifiche azioni respiratorie e dall'applicazione del bandha della gola.

Ma come spesso accade nello Haṭha Yoga Pradīpikā, il significato della pratica sembra andare oltre la sua forma esteriore.

Che cosa cerca realmente di riunire Mahāmudrā?

La risposta non riguarda soltanto il corpo.

Nella vita quotidiana la nostra attenzione è continuamente dispersa. I pensieri procedono in molte direzioni contemporaneamente. I desideri ci attirano verso il futuro. I ricordi ci riportano al passato. Le emozioni ci spingono verso ciò che ci piace o ci allontanano da ciò che temiamo. Una parte di noi sembra costantemente frammentata.

Anche il corpo racconta questa dispersione. Tensioni che tirano in direzioni differenti. Abitudini che si sovrappongono. Parti che sembrano non dialogare tra loro.

Forse Mahāmudrā rappresenta innanzitutto un invito a osservare questa frammentazione.

Non per correggerla.

Non per combatterla.

Per riconoscerla.

Entrando nella posizione, il corpo inizia gradualmente a raccogliersi. La gamba piegata e quella distesa partecipano alla stessa azione. Il bacino trova un orientamento comune. Il respiro accompagna il gesto. Ciò che sembrava separato comincia lentamente a collaborare.

Nella tradizione dello Haṭha Yoga questa riunificazione viene spesso descritta anche attraverso il linguaggio del prāṇa. L'applicazione del bandha, la pressione del tallone alla base del corpo e il raccoglimento della postura avrebbero la funzione di favorire il progressivo orientamento dell'energia verso Suṣumnā, il canale centrale. Non si tratterebbe semplicemente di dirigere una forza sottile, ma di interrompere la continua dispersione che caratterizza l'esperienza ordinaria. Quando il prāṇa smette di disperdersi nelle molte direzioni dell'attività sensoriale e mentale, la coscienza stessa sembra acquisire una qualità differente. Più raccolta. Più stabile. Più presente. Forse è per questo che i maestri dello Haṭha Yoga hanno sempre associato Suṣumnā non soltanto a un fenomeno energetico, ma a una trasformazione del modo stesso di percepire e di abitare l'esperienza. Forse Suṣumnā non indica soltanto un canale sottile. Potrebbe rappresentare anche il progressivo raccoglimento della coscienza attorno a un centro che normalmente rimane nascosto dalla dispersione dell'esperienza.

E’ proprio qui che possiamo comprendere più profondamente il significato della riunificazione. In Mahāmudrā molte azioni che normalmente procedono separatamente vengono coordinate in una sola direzione. Il corpo si raccoglie. Il respiro si raccoglie. L'attenzione si raccoglie. Poco alla volta l'esperienza sembra diventare più semplice. Più unitaria. Come se la coscienza non fosse più costretta a inseguire continuamente una molteplicità di stimoli e potesse finalmente riposare in una presenza più raccolta. Forse Mahāmudrā non crea l'unità. L'unità è già presente. Riduce piuttosto ciò che la frammenta. Come l'acqua di uno stagno che, smettendo di essere agitata dal vento, torna naturalmente a riflettere il cielo.

La pratica suggerisce allora una domanda.

Che cosa accadrebbe se anche la coscienza smettesse di disperdersi?

Che cosa accadrebbe se l'attenzione non fosse continuamente trascinata verso molte direzioni differenti?

Forse è proprio questo il cuore della mudrā.

Non a forzare l'unità.

Ma a permetterla.

Come un fiume che dopo essersi disperso in molti rivoli ritrova spontaneamente il proprio corso.

Come la luce che, dopo essere stata diffusa, si raccoglie in un unico punto.

Mahāmudrā non sembra aggiungere qualcosa. Non produce una nuova esperienza. Non costruisce una nuova identità spirituale. Invita piuttosto a lasciare che ciò che è disperso ritrovi il proprio centro.

E’ anche per questo che Svātmārāma la colloca all'inizio delle mudrā. Prima di parlare di energie sottili, di canali o di stati elevati della coscienza, sembra ricordarci una condizione essenziale: ciò che è frammentato deve prima imparare a raccogliersi.

Quando questo accade emerge una qualità differente della presenza. Una presenza meno dispersa. Più stabile. Più unitaria.

Non perché qualcosa sia stato aggiunto.

Ma perché qualcosa ha smesso di essere separato.

Forse Mahāmudrā è proprio questo.

La riunificazione di ciò che abitualmente è disperso.

Mahāmudrā · Haṭha Yoga Pradīpikā