«L’inspirazione, molto violenta, deve produrre un suono simile al ronzio di un’ape maschio; l’espirazione, molto delicata, quello di un’ape femmina. Attraverso la pratica costante di questo metodo, nella coscienza degli yogin sorge una particolare esperienza di beatitudine.»
Così Svātmārāma descrive Bhrāmarī nello Haṭha Yoga Pradīpikā. Un aspetto colpisce immediatamente. L'autore non si limita a parlare di un suono. Introduce una polarità. Un suono più intenso durante l'inspirazione, associato all'ape maschio, e una vibrazione più dolce durante l'espirazione, associata all'ape femmina.
Perché questa distinzione?
Perché non parla di un mantra, non parla di una respirazione, non parla di una visualizzazione. Parla di una vibrazione.
Forse la vibrazione non apre una strada diversa. Prosegue un viaggio già iniziato. Se in Ujjāyī la coscienza viene progressivamente educata ad ascoltare il respiro sottile, in Bhrāmarī qualcosa si raffina ulteriormente. La coscienza continua il suo viaggio verso l'interiorità seguendo un riferimento ancora più delicato. Non più soltanto il flusso del respiro, ma la vibrazione stessa che quel respiro genera. Non qualcosa di nuovo, ma qualcosa di più intimo, come se il cammino verso l'interiorità continuasse attraverso percezioni sempre più sottili.
La vibrazione possiede una qualità particolare. Non chiede di essere compresa. Chiede di essere sentita. Si diffonde nel corpo, attraversa gli spazi interiori e sembra raccogliere naturalmente l'attenzione. I pensieri perdono parte della loro forza e la coscienza trova un punto di riferimento semplice, immediato, profondo.
Dopo l’ascolto del respiro sottile attraverso Ujjāyī, la vibrazione di Bhrāmarī prosegue verso un riferimento ancora più sottile. Attraversa il corpo, attraversa la mente, penetra spazi che il pensiero spesso non riesce a raggiungere. In Bhrāmarī la coscienza segue la vibrazione e la vibrazione diventa un ponte, un ponte tra corpo e interiorità, tra percezione e silenzio, tra ciò che percepiamo abitualmente e ciò che normalmente rimane nascosto.
Forse non è casuale che Svātmārāma distingua il suono forte dell’ape maschio dal suono dolce dell’ape femmina. L’inspirazione sembra accompagnare un movimento di raccolta, un richiamo dall’esterno verso l’interiorità. L’espirazione, al contrario, sembra favorire una diffusione più morbida e silenziosa, come se ciò che è stato raccolto ritrovasse naturalmente la propria relazione con la totalità della vita.
Mentre il suono si diffonde nel corpo, l'attenzione viene naturalmente attirata verso l'interno. I pensieri perdono parte della loro forza, le distrazioni sembrano allontanarsi e la coscienza trova un riferimento più semplice, più diretto, più immediato.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Bhrāmarī. Non ci viene chiesto di controllare la mente. Non ci viene chiesto di eliminare i pensieri. Ci viene offerta una vibrazione da ascoltare. E l'ascolto, gradualmente, raccoglie ciò che normalmente è disperso.
Nella tradizione yogica la vibrazione è spesso associata sia al cuore sia allo spazio tra le sopracciglia. Non è difficile comprenderne il motivo. Quando la pratica si approfondisce, il suono sembra creare contemporaneamente una sensazione di raccoglimento interiore e una maggiore chiarezza percettiva. Come se qualcosa si unificasse. Come se l'attenzione smettesse di disperdersi in molte direzioni e trovasse un centro.
Forse è anche per questo che Bhrāmarī occupa un posto particolare all'interno dei kumbhaka-bheda. Non perché produca semplicemente un suono, ma perché utilizza la vibrazione come strumento di interiorizzazione.
Il suono dell'ape ci accompagna progressivamente verso una dimensione più raccolta, più silenziosa, più profonda.
E quando la coscienza si lascia guidare dalla vibrazione, può accadere qualcosa di sorprendente.
Il suono sembra condurre al silenzio.
Non perché il silenzio sia assenza di vibrazione.
Ma perché oltre la vibrazione può apparire uno spazio ancora più sottile, nel quale la coscienza non è più occupata ad ascoltare qualcosa.
Semplicemente ascolta.
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